MASSIMO CLERICI

Studio: Via Raschi, 9 – 22010 Moltrasio (CO)

Cell. 340/6826873 – massimo-clerici@libero.it

Massimo Clerici (1945) Vive e lavora a Moltrasio.

Dal prozio Pietro Clerici e dal padre Nino, scultori, apprende uso e tecniche del mestiere.

Nel 1973 esegue il ritratto del figlio Luca. Questo primo lavoro in marmo lo affascina.

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Massimo compie studi tecnico professionali, approfondendo nel frattempo le sue ricerche sull’anatomia umana e sulla storia dell’arte.

Continua il suo percorso formativo sulla figurazione plastica, modellando ritratti e figure umane in creta e plastilina.

 

Nel 1973 sente l’esigenza di allargare la sua conoscenza dei materiali, eseguendo, per la prima volta in marmo, il ritratto del figlio Luca. Più che di un approccio si tratta di un punto di arrivo; la naturale, seppure del tutto personale, conseguenza di una tradizione di famiglia che affonda le radici fin nella figura dello zio paterno Pietro (1877 – 1959).

Donna che sogna

Una figura che esce dalla pietra, quasi generandosi in essa. Una pietra che è acqua nella scultura di Clerici, acqua che avvolge e da cui il nudo corpo di donna sembra volersi liberare.

 

È questa la prima impressione per chi dalla strada si accosta all’opera e la percepisce con il lago sullo sfondo: un corpo dalle curve ben marcate, che peròè ancora parzialmente informe. Una scultura in divenire dove sembra di assistere ad una metamorfosi ascendente in cui la materia (marmo o acqua) si fa prima onda e poi corpo.

 

Una sorta di premio per lo scultore che sta toccando le giuste corde di quella materia in sé inaccessibile. Il mito in cui ci troviamo immersi mostra però un altro aspetto se non ci fermiamo al primo approccio ma giriamo attorno a questa meraviglia e la scrutiamo dal fronte. Ma qual è il vero fronte per l’artista? Nessun volto è percepibile in quanto il capo dello splendido nudo sembra dilavarsi nei capelli rovesciati e pronti a trasformarsi in piccole onde e, infine, di nuovo, in semplice materia (marmo o acqua). Viene da chiedersi se sia la donna che sogna o se ci pervade il sogno della donna sfuggente, la donna mistero che l’artista offre a chi percorre questa Riva romantica di Laglio. Un sogno che sfugge di mano in una metamorfosi che alletta e delude, un miraggio che appena pensi di poter raggiungere, ti spiazza e scompare.


E viene da pensare a certa scultura di Rodin, cui da sempre Clerici guarda, in cui le donne o gli amanti sembrano confondersi nella materia o ai Prigioni di Michelangelo che sanno essere più eloquenti di figure completamente svelate.


Luigi Cavadini

Critico d'arte

DAVIDE
GOBBO

Aiutante del maestro Massimo Clerici durante il simposio di scultura

 

Giovane studente del secondo anno del corso di scultura all’Accademia Belle Arti di Firenze ed ex alunno del “Liceo Artistico F. Melotti” di Cantù.